I materiali artistici ed espressivi fanno parte degli strumenti che utilizzo nel mio lavoro, sia all’interno di laboratori dedicati a piccoli gruppi, sia nel percorso individuale di psicoterapia.
I laboratori espressivi si svolgono in gruppi raccolti, generalmente di massimo 6-8 persone, e possono nascere intorno a temi e percorsi specifici. Sono spazi nei quali l’esperienza creativa diventa un’occasione per esplorare, raccontarsi, incontrare parti di sé e, allo stesso tempo, entrare in relazione con gli altri.
Quando parlo di materiali artistici, però, penso a qualcosa di molto più ampio dei soli colori. Tempere, acquerelli, matite e pastelli possono convivere con stoffe, fili, nastri, piume, fotografie e immagini ritagliate dalle riviste, carte di ogni genere, giornali, imballaggi e materiali di recupero, fino agli oggetti più insoliti e inaspettati.
Materiali diversi per consistenza, forma e provenienza possono diventare possibilità espressive, lasciando spazio alla curiosità, alla sperimentazione e alla creatività.
Ma l’espressione creativa, nel mio lavoro, non appartiene soltanto alla dimensione del laboratorio.
Anche durante una seduta di psicoterapia può esserci spazio per scegliere un’immagine, creare, comporre, ritagliare, incollare, trasformare o semplicemente entrare in contatto con un materiale. La parola rimane presente e può accompagnarsi a un altro linguaggio, quello delle immagini, delle forme, dei gesti e della materia.
Non è necessario “saper disegnare” o possedere particolari capacità artistiche: ciò che conta non è realizzare qualcosa di bello, ma ciò che può emergere durante il processo.
Il contatto con i materiali permette, infatti, di lasciare temporaneamente sullo sfondo la necessità di comprendere, spiegare o attribuire immediatamente un significato a ciò che accade. Le mani possono scegliere, accostare, costruire, strappare, trasformare e dare forma a qualcosa che appartiene al proprio mondo interno, prima ancora che la mente trovi le parole per raccontarlo.
In questo senso, il lavoro espressivo può aprire uno spazio di contatto con la dimensione intrapsichica e inconscia, permettendo di far emergere immagini, sensazioni, associazioni e contenuti che non sempre sono immediatamente accessibili attraverso il pensiero e il linguaggio verbale.
Ciò che prende forma durante la seduta non necessariamente si esaurisce in quel momento. Può continuare a lavorare dentro la persona anche nei giorni successivi, attraverso nuove associazioni, emozioni, immagini o sogni, lasciando che un significato possa emergere gradualmente, senza la necessità di cercarlo o definirlo subito.
A volte è proprio il semplice gesto delle mani, nel loro incontro con la materia, a dare una forma concreta a un sentire ancora difficile da nominare, consentendo di entrare in contatto con aspetti di sé a un livello più profondo e meno mediato dalla parola.
L’utilizzo dei materiali artistici diventa così una possibilità in più all’interno della psicoterapia: un modo per avvicinarsi anche a ciò che, qualche volta, è difficile raccontare soltanto attraverso le parole, lasciando che siano anche le immagini, la materia e il processo creativo a dare voce a ciò che portiamo dentro.